Piera Scalco

Piera è co-fondatrice di Moku, piattaforma attraverso la quale condividere documenti e appunti in cloud con i colleghi.

Piera raccontaci qualcosa di te.

Ho 26 anni, vengo dalla provincia di Padova e sono laureata in Ingegneria Informatica, indirizzo gestionale. Ho avuto l’idea di moku proprio durante l’università, dove ho anche conosciuto gli altri due fondatori.

Due anni fa avevo iniziato il dottorato in Ingegneria Gestionale, ma ben presto ho capito di voler intraprendere la strada imprenditoriale e portare avanti il mio progetto. All’interno di moku mi occupo dello sviluppo della piattaforma, della parte finanziaria e di tenere in riga gli altri due ragazzi.

Nel tempo libero mi piace ballare (ho studiato danza classica per 10 anni!), leggere gialli, ascoltare qualsiasi tipo di musica e portare avanti progetti eco-sostenibili (ho un orto biologico e mi piace riciclare oggetti di uso comune).

Da vari anni partecipo anche all’organizzazione di un festival locale di musica, Aibol.

Che cos'è Moku?

E’ una piattafoma web pensata per studenti, soprattutto universitari, che permette di gestire collaborativamente lo studio e di prendere appunti sopra a dei livelli trasparenti. Semplicemente tramite un browser.

Ci si registra utilizzando Facebook o l’indirizzo email e si può subito creare dei moku, cioè delle cartelle, nei quali caricare il materiale di studio (slide, PDF, immagini, documenti di testo) e invitare altre persone. Quando uno studente carica un documento, questo è subito disponibile a tutti i partecipanti del moku e tutti possono aggiungere materiale in modo semplice e sicuro. Sopra ai documenti si possono prendere appunti, sottolineature e disegni tramite un sistema di livelli trasparenti sovrapposti (come fossero dei fogli da lucido), senza modificare il file condiviso.

E’ possibile mantenere i livelli privati oppure renderli disponibili, anche solo in parte, agli altri utenti. Stiamo lavorando anche sulla possibilità di registrare l’audio della lezione e renderlo sincronizzato con gli appunti presi.

Come mai questo nome?

Il termine moku significa “isola” in hawaiano e l’abbiamo scelto perché vorremmo che moku fosse uno spazio di collaborazione (come un arcipelago di isole collegate tra loro) e, allo stesso tempo, uno spazio di studio e approfondimento individuale (come una singola isola).

Qual è l'aspetto più innovativo di Moku?

La tecnologia che è alla base di moku converte qualsiasi documento (PDF, Office, iWork, Photoshop, Illustrator, InDesign, Autocad) in pagine HTML5 visualizzabili e annotabili, su dei livelli trasparenti, direttamente da browser. In particolare, il nostro tratto innovativo è il sistema di annotazione sui livelli, che permette di non alterare il documento originale (come invece accade adesso) e rende la condivisione dei documenti indipendente da quella degli appunti (anche per rispettare gli studenti più attenti alla privacy).

Come è nata l'idea?

E’ nata durante il periodo universitario, sperimentando sulla mia pelle le lacune e i problemi dell’attuale gestione didattica, poco digitalizzata, poco collaborativa e molto legata alla carta (e quanta carta!). ll mio obiettivo era, ed è tuttora, di creare qualcosa di utile e semplice per facilitare almeno un po’ la vita degli studenti, come avrei voluto anch’io durante gli studi, e ridurre la quantità di slide, dispense, etc. che spesso ci si deve portare a lezione.

Che consigli daresti a delle giovani ragazze che vogliono intraprendere una simile esperienza?

Creare una startup è una sfida, non solo con il mercato e con le possibilità di successo, ma anche con se stessi, quindi ci vuole tanta determinazione e impegno. Bisogna avere la tenacia di affrontare momenti di entusiasmo e successo ad altri di cattive notizie e ostacoli che sembrano insuperabili. Per capire se la vostra idea è promettente, è fondamentale entrare in contatto con persone competenti, che sappiano darvi un feedback sincero e lungimirante. Certo, la risposta potrebbe essere anche negativa: se credete davvero nel vostro progetto, bussate ad altre porte prima di abbandonare la speranza. Poi consiglio di trovare delle persone fidate e capaci con cui costruire un buon team, che è il punto fondamentale di partenza. Partecipate a eventi e iniziative del settore in cui vorreste inserirvi, sia per testare la validità della vostra idea che per scambiarvi esperienze e consigli con altre persone nella vostra situazione.